Un salto nel passato. Il vino Nero di Troia

un salto nel passato. il vino nero di troia

UN SALTO NEL PASSATO: IL VINO NERO DI TROIA

L’Uva di Troia, conosciuta ai più con uno dei suoi sinonimi, Nero di Troia, è il terzo grande vitigno autoctono e storico della Regione Puglia ma solo in ordine di entrata. Le sue origini sono incerte e molteplici sono le leggende legate al territorio nel quale ancora oggi si coltiva.
Si racconta che la coltivazione del Nero di Troia nel nord barese debba la sua origine a Diomede, figlio di Tideo, re di Argo, che a detta di Omero fu condottiero degli Argivi durante l’assedio di Troia e fondatore di Daunia e delle Isole Diomedee (le conosciutissime Isole Tremiti).

Vitigno tra i più antichi e caratteristici della Puglia Centro-Settentrionale, quest’ultima ipotesi fa riferimento al periodo della dominazione spagnola della città di Troia, in particolare al Governatore della giurisdizione, Don Alfonso d’Avalos, originario della regione gallizio-catalana della Rioja.
Costui ritenne che i suoi nuovi possedimenti avevano le caratteristiche idonee alla coltivazione della vite, per cui decise di impiantarvi dei vigneti, ed in particolare una varietà di vite proveniente dal suo paese di origine, che acquistò in breve tempo la fama di Nero di Troia.

Cristoforo Pastore, noto Enologo e studioso, fa notare che le superfici vitate a Nero di Troia in Puglia, dopo essersi letteralmente decimate nell’ultimo trentennio passando dai quasi 5.000 Ha del 1982 fino ai miseri 1.700 Ha del 2000, grazie ai coltivatori pugliesi dell’intera regione i vitigni hanno cominciando letteralmente a ricrescere e su di una superficie vitata complessiva pari a 120.000 con una produzione attuale di vino che sfiora i 7 milioni di Hl.”

Questo vitigno occupa infattii il 2,5% della produzione vitivinicola, pertanto rimane il vitigno tra i più antichi e caratteristici della Puglia centro-settentrionale. Diffuso principalmente nei territori delle provincie di Andria, Barletta e Trani, il vitigno è tardivo, soprattutto nella comparsa dell’Invaiatura e dell’accorciamento della fase di Maturazione dovuto ad andamenti stagionali particolarmente sfavorevoli; potremmo definirlo un vitigno unpò  Primadonna dell’enologia.

Il Vino dal colore rosso rubino intenso con netti riflessi violacei regala un Bouquet intenso, pieno e fragrante, con sentori di lampone e mirtillo. Gusto pieno, di grande corpo, robusto, con sensazioni di tannini dolci è il Classico rosso ideale per accompagnare carni rosse, arrosti, selvaggina, formaggi stagionati e salumi temperatura di servizio: 18°-20°C

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